In Irpinia nei giorni indimenticabili della vendemmia

di Alessandra Quarta

 

Cantina Sanpaolo in Irpinia è il nostro 1/3 dorato. La collina è fonte continua di ispirazione, e la vista dalla frazione San Paolo sul paese, sui vigneti di Tufo e sull’intera Valle del fiume Sabato, ci ricorda in ogni momento la bellezza della nostra Italia e di questo grande e variegato Sud, ma soprattutto del privilegio che noi abbiamo a goderne da vicino. Oro è il colore delle uve brillanti che selezioniamo per i nostri vini bianchi, la produzione prevalente nell’officina irpina firmata Claudio Quarta: la Falanghina di Benevento, il Greco di Tufo e di Montefusco, il Fiano di Lapio.

Il vino irpino è un bene comune, la consapevolezza della sua bontà è nella bocca di tutti, ma non spesso se ne discute nelle più famose “Piazze del vino”. Forse, per il carattere riservato degli abitanti. In questi giorni settembrini però, il clima in paese si è scaldato, i cuori si sono aperti, e abbiamo vissuto emozioni rare! E noi abbiamo risentito forte l’orgoglio di fare parte di questo territorio.

Nel periodo di vendemmia, le preziose uve sono raccolte da mani esperte in piccole cassette lungo i pendii delle colline della provincia e si fanno attendere in cantina per la lavorazione, a volte fino a tardi, spesso sopraggiunge la notte. Quest’anno, le migliorie apportate alla struttura della cantina ci hanno fatto lavorare le prime uve Falanghina (molto sane e buone!) della vendemmia 2017 in un ambiente sicuro, ordinato, pulito. La sera, finiti i lavori di cantina, siamo scesi in paese, dove la comunità riunita per le strade celebrava il grande vino “Greco di Tufo DOCG”, nell’appuntamento annuale del Tufo Greco Festival.  Durante la mattina, le passeggiate con il CAI Avellino per i sentieri, tra i vigneti, con guide esperte non solo di camminate ma di viticoltura, hanno fatto riscoprire il territorio, le diverse tecniche di coltura, le peculiarità di ogni piccola area, che osservata da vicino ha rivelato bellissime sorprese: le diverse esposizioni dei terreni, lo zolfo, il silicio, i torrenti d’acqua. Come peripatetici abbiamo passeggiato e lungo il percorso ci siamo aperti, abbiamo stretto legami.

Infine, con un numeroso gruppo di persone entusiaste di vedere, toccare, assaggiare tutto quello che facciamo in cantina un brindisi con “Suavemente”, il nostro blend unico di Greco, Fiano e Falanghina, per abbracciare l’intero territorio! Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e supportato queste belle iniziative e complimenti a Miriade and Partners, che incaricati di ripensare il Festival hanno avvicinato finalmente gli utenti al territorio.

Grazie a voi Diana, Serena, Massimo tutto questo è stato possibile, per la prima volta, e ha lasciato un segno importante! …E nella mente, in tutti questi giorni vissuti intensamente, le parole di Luigi Moio al convegno di apertura, quando lo stimato professore di Enologia dell’Università di Avellino ha lanciato a tutti un ammonimento: di non fare del vino un’ideologia. Il vino, la vitivinicoltura, e l’enoturismo, sono esperienze da vivere con schiettezza, da sentire sotto i piedi, nelle mani, nel palato.

 

Le parole del Prof. Moio: “Il solo interesse che continuo ad avere, nonostante le tante imprecisioni e bizzarrie che leggo continuamente sul vino, è quello per la conoscenza e per la bellezza dell’esperimento come principio basilare della conoscenza stessa” ci fanno trovare un punto di accordo, una luce che illumina il percorso. Il vino è esperienza e l’esperimento, nella vita, apre le menti e rinnova negli uomini la curiosità e il coraggio.

 

 

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