“Un Vigneto, una cantina, un vino”: dalle vecchie viti di Negroamaro nasce il cru d’eccellenza  che porta nel mondo il gusto autentico del Salento

 

Terza annata di Moros, il Salice Salentino DOP Riserva che rende l’omonima cantina di Claudio Quarta Vignaiolo una vera rarità nel panorama enologico internazionale. La piccola cantina Moros di Guagnano infatti è tra le rare strutture, ed unica in Puglia, ad essere dedicata esclusivamente alla produzione di un solo vino e in piccole quantità (circa 6mila bottiglie ad annata), provenienti infatti da un unico vigneto di proprietà.

Claudio Quarta compie qui il progetto di “un Vigneto, una Cantina, un Vino”: ottenere da una cantina modernamente attrezzata, e pregevole scrigno d’Arte, un cru d’eccellenza da mono-vitigno, capace di racchiudere l’essenza autentica di un vino, il Salice Salentino, che ha scritto la storia del Salento.

Cantina Moros nasce proprio nel cuore della DOP Salice Salentino, in un opificio degli anni ’50 recuperato e portato a nuova splendida vita nel 2012. Nelle vicinanze, oltre la ferrovia del paese della linea ferroviaria “Sud Est”, si trova il piccolo vigneto di 1 ettaro, con i vecchi alberelli di Negroamaro e i pochi ceppi di Malvasia nera, come vuole l’antica tradizione salentina, anche esso recuperato ed oggi curato come un giardino. La selezione dei grappoli durante la vendemmia manuale, insieme alla resa molto bassa delle piante che hanno oltre sessant’anni conferiscono un’altissima qualità al vino. Le uve vengono lavorate delicatamente nella piccola cantina ed il vino prodotto viene trasferito per precipitazione – senza stress alcuno – nelle vasche sotterranee, che oggi ospitano la pregiata bottaia. Nel clima ideale di questo luogo, il vino Riserva riposa per 12 mesi in barrique e botti di rovere francese ed americano e ulteriori 9 mesi si affina in bottiglia.

Martedì 21 novembre la degustazione in anteprima del Moros Riserva 2015 -recentemente insignito della Medaglia d’Oro al Concours Mondial Bruxelles e Medaglia d’Argento al IWSC London – alla presenza di Giacomo Mojoli, giornalista fra i fondatori di Slow Food, esperto di gastronomia evino, si rivolge a ristoratori, giornalisti e addetti ai lavori.

Giacomo Mojoli, grande amico di Claudio Quarta, e tra i primi determinati estimatori del vino Moros, ha condotto una degustazione “emozionale”, al buio con la sola luce di un faro ad illuminare la nuova attesa annata 2015 di Moros, Salice Salentino Riserva.

In apertura di serata nell’atmosfera intima e raccolta della sala Pignatelli, che ospita infatti il murale
“Germinazioni” del Maestro salentino Ercole Pignatelli, Alessandra Quarta ha letto il racconto “Moros” scritto
per l’occasione dalla scrittrice salentina Annalisa Bari.

Dopo la degustazione emozionale, l’abbinamentocapace di esaltarne caratteristiche e sentori: Moros 2015 Salice Salentino DOP riserva è stato abbinato ad un tris di finger food, per le quali preparazioni è stato utilizzato il vino Moros. Ecco il “crostone con cardoncelli, cipolla caramellata al Moros, pomodori invernali e nduja”; il “brasato di podolica al Moros su polenta di castagne”; ed infine la “pera aromatizzata alle spezie e Moros su pecorino”.

I piatti sono stati preparati dalla chef tarantina Valentina De Palma, nuovissimo ingresso nella squadra di Claudio Quarta Vignaiolo. L’ obiettivo della collaborazione con la chef nell’ambito delle tre cantine di Claudio Quarta è quello di valorizzare
le produzioni dei vini attraverso la cucina di qualità, che sa coniugare materie prime, l’attenzione al territorio e l’
innovazione, senza distogliere lo sguardo dai vini come elemento di ispirazione e nascita delle creazioni
culinarie. Un progetto che vedrà a breve Claudio Quarta e Valentina De Palma inaugurare “Cantina con
Cucina” nella antica stalla ristrutturata della cantina Tenute Eméra di Lizzano (Taranto)

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

MOROS

Racconto scritto dalla scrittrice Annalisa Bari per celebrare l’unicità del progetto di Claudio Quarta “Un Vigneto, una cantina, un vino”.                                                                                        

Dormiva esausto, affondato in una selva di rovi, Moros, il Dio tenebroso portatore del destino avverso. Aveva traversato il mare greco per cercare riposo nella terra del sole calante, nella  stagione che conduce alle tenebre. Così lo trovò la ninfa Espèria, inerme nel sonno, coi foschi capelli ondulati e lucenti, e il nudo corpo  d’atleta. “Non lo svegliare” le disse sua madre, La Notte, comparsa nell’aria. “Lui distrugge ogni donna che ama e, per punirsi, cerca rifugio in questo piccolo campo incolto che produce solo bacche scure, aspre ed amare. Trascorre qui metà dell’anno, dall’equinozio d’autunno a quello di primavera. Quando le tenebre sono più lunghe e la notte è più fredda”.

Ma Espéria, la ninfa dai capelli di sole infuocato, non volle lasciarlo senza prima aver fatto qualcosa per lui. “Trasformerò questi rovi in arbusti sinuosi e queste bacche in acini dolci e succosi,o Moros dal volto imbronciato, sicché tu possa dissetarti col nettare che scalda il corpo e rallegra il cuore”.

Distese il braccio, Espèria, sul piccolo campo, e i rovi dalle bacche amare si sbriciolarono a diventare terra. E dalla terra germogliarono piante sinuose, e dalle piante lunghi tralci con foglie lobate , e cirri, e grappoli che in breve divennero grandi, turgidi, e profumati d’ambrosia.

Disparve la ninfa, prima che il giovane Dio si svegliasse. Moros sollevò le palpebre sugli occhi negri e lucenti, e non riconobbe il suo campicello. Si levò, si guardò intorno, e fece in tempo a vedere la ninfa dai capelli di sole che fuggiva nell’aria.

Avrebbe voluto inseguirla e fermarla, ma s’arrestò. Sapeva che ogni fanciulla che veniva in contatto con lui, avrebbe fatto una fine infelice. Era il suo fato. Assaggiò un acino da una pianta, e poi un altro da un’altra pianta. Il primo aveva ancora il sentore selvatico delle bacche. Il secondo portava in sé il gusto e il profumo dei favi d’api.

“Io ti benedico – gridò –, o fanciulla dai capelli di sole, perché hai voluto rendere piacevole il mio soggiorno in questa terra del tramonto. Io voglio, e così sarà, che questo piccolo campo conserviper sempre queste piante, così come tu le hai volute, quelle dai grappoli asprigni e quelle dagli acini dolci. Nella stagione della mia assenza, per ogni generazione a venire ci sarà un prescelto a spremere da essi il succo dal colore del granato. L’oĩνος (oinos) che riscalda il corpo e rallegra il cuore avrà il mio nome: Moros.

Annalisa Bari

Novembre 2017

 

 

Tag:, , , , , , , , ,