Qualche giorno fa abbiamo partecipato ad un webinar molto interessante “Portinnesti M: una scelta radicale” – organizzato da VCR, Università di Milano e Winegraft, in collaborazione con Gruppo Tecniche Nuove, moderato da Lorenzo Tosi”.

Interessante, perché, dedicato ai portainnesti M1, M2, M3 ed M4 (iscritti al Registro nazionale delle Varietà di Vite nel 2014) messi a punto dall’Università di Milano, moltiplicati e commercializzati in esclusiva dai Vivai Cooperativi Rauscedo, mentre IpadLab, spin-off dell’Università di Milano, ne detiene i diritti commerciali e verifica sanità e rispondenza genetica delle barbatelle prodotte.Winegraft, associazione di scopo costituita da privati – di cui fa parte anche Claudio Quarta Vignaiolo –  ha finanziato la diffusione dei risultati della ricerca e l’anticipo delle royalty derivanti dalla vendita.

claudio quarta vignaiolo webinar

I quattro portinnesti rappresentano una vera e propria svolta, non solo perché costituiscono la prima novità di rilievo in un ambito rimasto ancorato a 6 portinnesti principali per oltre un secolo, ma anche perché offrono una risposta efficace alle attuali esigenze viticole, enologiche e di mercato – relativamente al profilo dei vini e alla gestione del vigneto – in base alle quali sono stati selezionati.

Far fronte al cambiamento climatico e all’imperativo della sostenibilità è ancor più difficile se si tiene conto della penuria di variabilità che affligge i portinnesti tradizionali. Il professore Attilio Scienza, durante il webinar,  ha sottolineato come “per proseguire la ricerca sui portinnesti sia necessario reperire variabilità nelle collezioni e nei semenzali prodotti da semi provenienti da aree dove alcune specie di vite sopportano condizioni estreme, come per esempio l’Arizona negli Usa. I risultati verranno dalla variabilità e dalle basi scientifiche poste dal programma di miglioramento genetico dei portinnesti di lungo periodo Ager Serres che ha coinvolto circa 40 tra ricercatori e dottorandi di diverse istituzioni di ricerca”.

Tra offerta ridotta di portinnesti e grandi cambiamenti in atto, dal global warming all’imperativo della sostenibilità, i portinnesti M rappresentano una vera e propria opportunità alla base della costituzione di Winegraft “Si tratta di portinnesti migliorativi e più performanti – ha sottolineato Marcello Lunelli, presidente dell’associazione – in grado di rispondere all’emergere di nuovi modelli viticoli, legati anche agli effetti del cambiamento climatico sulla fisiologia della pianta e all’estendersi di fenomeni di salinità dei suoli.

Per quanto ci riguarda – ha concluso Claudio Quarta, titolare dell’omonima azienda pugliese che ha avviato le prove un anno fa su Negroamaro sui quattro portinnesti M a confronto con al- trettanti tradizionali – la nostra speranza è di ottenere costanza produttiva anche nelle frequenti annate siccitose, che provocano salinizzazione dei terreni per l’abbassamento della falda e l’uso di queste stesse acque per irrigare”.

L’articolo del Corriere Vinicolo che ha raccontato gli spunti emersi durante il webinar:

claudio quarta winegraft

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**Nel corso del webinar “Portinnesti M: una scelta radicale” sono state poste alcune domande a cui hanno risposto oltre 1.000 partecipanti. Le risposte hanno evidenziato come sia diffusa la convinzione che la scelta del portinnesto sia decisiva per gli obiettivi quali-quantitativi del vigneto (90,38%) e che alla luce degli attuali cambiamenti climatici la scelta debba essere fatta in modo diverso e ponendo più attenzione alle loro caratteristiche (risposte multiple: rispettivamente 70 e 90%). Le caratteristiche più ricercate in un portinnesto sono risultate la resistenza a calcare, siccità e salinità (76%) e l’attitudine a migliorare la qualità dell’uva (79%). I problemi che spingono a cercare portinnesti alternativi sono principalmente la siccità (54%) e la stanchezza del terreno (22%). Il panel interpellato, in base alle proprie esperienze e/o conoscenze ha individuato i criteri principali di scelta del portinnesto nell’analisi del terreno (82%), nelle condizioni climatiche (58%) e negli obiettivi enologici (57%

 

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