ABC può significare diverse cose. Come imparai mentre ero in America nel 2003, ABC è anche l’acronimo di “Anything But Chardonnay” o “Anything But Cabernet” (datemi qualunque vino, tranne lo Chardonnay o il Cabernet).

Ora, non è che chi sbandiera questo slogan sia contro Chardonnay e Cabernet in quanto tali, che poi danno degli ottimi vini. No, attaccano questi vini in quanto emblema dei vini cosiddetti internazionali, omologati e “senza anima”. Vini costruiti in cantina per piacere a tutti, non mutare e non deludere mai.
Questi vini sono nati in America ed è proprio lì che è nato anche il movimento di opposizione nei loro confronti da parte di un numero sempre crescente di persone che chiedono vini diversi, autentici, che esprimano il terroir di appartenenza. Una vera rivoluzione, dunque, rispetto agli anni dell’omologazione.

Ed una vera, grande, opportunità per l’Italia.

Perché l’Italia?
Perché il nostro Paese è diviso, nel bene e nel male, in micro-territori, ognuno dei quali custodisce vitigni autoctoni coltivati secondo culture e tradizioni diverse. Probabilmente siamo il più grande Paese per diversità biologica – maggior numero di vitigni autoctoni – e culturale.

Non perdiamo, dunque, l’opportunità di essere Leader di questa “rivoluzione”.
Ma per essere Leader occorre la mentalità di guidare le mode, piuttosto che seguirle.
Siamo in grado di farlo?

Per farlo, bisogna essere consapevoli.
Consapevoli della nostra grandezza. Dell’essere grandi in quanto piccoli. E che proprio l’essere piccoli, in quanto coltivatori e detentori di piccole diversità biologiche e culturali, ci fa grandi.

Per farlo, bisogna essere uniti.
Occorrono produttori uniti fra di loro, coraggiosi e determinati a non prendere le scorciatoie e ad esaltare il proprio terroir.

C’è bisogno di Enologi in grado di comprendere i vari territori e vitigni.
Ci vogliono enologi “lenti”, rispettosi delle diversità. Non “wine maker” frettolosi, divisi tra decine e decine di cantine a cui dare un prodotto buono, apprezzato dal mercato: un prodotto, appunto, omologato.

Ci vogliono degustatori, appassionati e giornalisti, che sappiano capire e apprezzare quei vini non omologati e premiarli.
Anche assumendosi il rischio di essere voci contro. Attenzione però, a non fare confusione e a non cadere nell’eccesso opposto. Non è che tutti i vini diversi siano da apprezzare. Personalmente conosco vini “diversi”, ben recensiti ma, secondo il mio parere, solo in quanto diversi e ben raccontati, ma di cattiva qualità. Dalla qualità, sul cui termine si potrebbe aprire un dibattito, non si può prescindere.

Ripartiamo, allora, dai nostri vitigni autoctoni e vinifichiamoli senza eccessivo tecnicismo di cantina.
Esaltiamo le loro caratteristiche diverse, ma facciamolo in maniera naturale. Sveliamo la loro anima; loro ci ripagheranno.

E quando avremo fatto tutto questo potremo finalmente dire: ABC, Andiamo Bene Così!

E noi intanto facciamo la nostra piccola “rivoluzione” con il nostro Anima di Chardonnay Revolution, dove il termine “revolution” assume anche un altro significato. Scopritelo qui  👇

Anima di Chardonnay Revolution Claudio Quarta Vignaiolo

 

 

 

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