repubblica.it 2 maggio 2014

Da ricercatore microbiologo a manager pluripremiato in giro per il mondo, fino al ritorno nella sua Puglia. A Guagnano, comune di seimila anime della provincia leccese, Claudio Quarta ha pensato una holding del vino nel sud-Italia: tra prodotti di qualità e competenze professionali
di GIAMPAOLO COLLETTI
@gpcolletti

Oggi ama definirsi vignaiolo. Ma certamente lo è in modo molto particolare. Da ricercatore microbiologo a manager pluripremiato in giro per il mondo, fino al ritorno nella sua Puglia. Qui Claudio Quarta ha deciso di puntare sul vino, eccellenza salentina. “Ho lasciato dopo dieci anni New York e il Nasdaq per ritrovare il sapore della mia terra”.

Claudio è ripartito dalla passione per il vino. “Ho iniziato a promuovere i nostri vini unitamente ai territori, culture e bellezze del nostro Paese”, racconta. Magistravini è la sua creatura: “Si tratta di un progetto a ‘grappolò che prevede numerose cantine nei territori italiani maggiormente vocati”. Al momento le cantine sono tre, in Puglia e in Campania. “Ma in futuro prevedo di aggiungere nuovi chicchi-cantine al grappolo”, precisa.
Le cantine producono il vino che viene commercializzato da Magistravini. Il sistema consente di aumentare volumi e fatturato attraverso un’offerta ampia di prodotti e senza forzare sulla produzione di una singola cantina, con il rischio di  compromettere qualità e autenticità. Il fatturato nel 2013 è stato di oltre due milioni di euro e nei primi cento giorni del 2014 l’impresa ha registrato un incremento del 40% sul 2013.

“Consiglio ai  giovani di cambiare il paradigma piuttosto comune delle generazioni passate. Occorre passare dalla terza persona alla prima persona. Non aspettarsi che tutto arrivi da terzi ma essere consapevoli che ognuno determina il proprio destino, qualunque siano le condizioni esterne”, racconta Claudio. Anche lui con la sua storia sarà al ‘Next, la repubblica degli Innovatorì di Lecce il prossimo giovedì 8 maggio.

Perché ha compiuto questo passo?
“C’è un tempo diverso per tutte le cose. Come biologo genetista e microbiologo ho dedicato una prima parte della mia vita a sviluppare biotecnologie innovative che potessero contribuire al miglioramento della vita umana. Al culmine del successo e mentre ero in America ho sentito il desiderio di fare qualcosa  per l’Italia”.

Come mai ha deciso di puntare sul vino?
“In America ho assistito ad una svolta epocale di questo mercato. Ho pensato che da quella rivoluzione sarebbero potute nascere grandi opportunità anche per i vini italiani. Ho deciso così di rientrare e di reinventarmi una seconda vita. I primi anni sono stati molto difficili, ma oggi – grazie anche al supporto dalla mia famiglia ed al grande aiuto in azienda da parte  mia figlia Alessandra – posso  dire di essere felicissimo di questa scelta”.

Cosa si porta con sè della sua passata esperienza manageriale in America?
“La consapevolezza che si possono raggiungere grandi obiettivi se si ha una chiara visione e si è determinati”

Da Guagnano lei ha pensato una holding del vino nel sud-Italia: su cosa si gioca e si vince nel sud-Italia?
“Tutta l’Italia, e dunque anche il sud, manca di un progetto. L’opportunità è quella di intercettare una domanda globale per le nostre tipicità. Se Lecce e tutto il sud riescono a individuare un chiaro progetto di sviluppo riuscendo a fare sistema, si possono cogliere grandi opportunità”.

Cosa eccelle e cosa sarebbe da migliorare nella terra salentina?
“In Salento ci distinguiamo per l’energia creativa: mi sorprende continuamente. Dovremmo invece migliorare  la capacità e volontà di organizzarsi”.

Ma è davvero possibile coniugare tradizione con innovazione?
“L’innovazione è l’introduzione di qualcosa di utile. Occorre  introdurre elementi innovativi nella tradizione per farla vivere e renderla eterna”.

leggi sul sito di repubblica.it:

http://www.repubblica.it/next/2014/05/02/news/vino_lecce_quarta-85017052/

Tag:, , , ,